sabato 26 maggio 2012

"INGENTE MOLE DI DOCUMENTI" O SOLO FILES?

Risguardo della copertina di "Sua Santità"
di Francesco Colafemmina

Nei risguardi del volume "Sua Santità" di Gianluigi Nuzzi ci sono delle immagini dei documenti "rubati" dal Vaticano. E' opportuno guardarle con attenzione...

Queste non sono fotocopie bensì fotografie di documenti. Lo si comprende bene dalle sfumature di colore fra le varie carte, ma soprattutto dalla riproduzione delle foto allegate al rapporto sull'incidente che ha visto quali protagonisti alcuni uomini della Gendarmeria la cui vettura fu ritrovata crivellata di colpi appena fuori il ristorante nel quale stavano cenando con alcuni funzionari dell'Interpol tre anni fa.

Nel documento del 2009 sull'incontro con Napolitano si nota persino la punzonatura arrugginita!
Risguardo della quarta di copertina
Le foto viste da vicino
Questo vuol dire che "l'ingente mole" di documenti ritrovati nella dimora del maggiordomo del Papa sarebbe costituita da files fotografici dei documenti riservati. E bisognerebbe capire dove si trovassero questi files al momento della perquisizione: in una chiavetta usb, su un pc, su una microscheda di una macchina fotografica digitale. Non solo, bisognerebbe provare, poniamo il caso, che siano stati ritrovati in una chiavetta usb, che tale chiavetta sia sempre stata di proprietà di Paolo Gabriele. 

Che buona parte dei documenti provenga dalla segreteria del Papa è evidente, ma molti - ripeto - devono provenire dalla Segreteria di Stato, e comunque sono stati fotografati dopo esser stati visionati dal Papa (come recita il timbro apposto su di essi). Legittimo concentrarsi sulla famiglia pontificia, dunque. Ma si può immaginare che il cameriere del Papa abbia sistematicamente fotografato documenti riservati per almeno tre anni nella segreteria del Papa senza che nessuno si accorgesse mai di nulla? Tutto è possibile, certo. Oggi tuttavia, Franco Bechis, afferma su Libero quanto segue: "I documenti segreti del Vaticano sono usciti anche dall'appartamento papale, dove in pochissimi avevano accesso (ma fra i pochi molti della stessa Gendarmeria, e non è poco)." Il maggiordomo del Papa avrà forse delle responsabilità - tutte da provare - nonostante sia stato già sottoposto alla gogna mediatica in spregio di qualsiasi forma di garantismo e carità cristiana; ad ogni modo è evidente che si tratterebbe di un "pesce piccolo". Sono chiaramente in gioco interessi ben più grossi. 

Per ora non dobbiamo dunque immaginare che in casa di Gabriele siano stati ritrovati faldoni di fotocopie, bensì con tutta probabilità dei files (altrimenti il mistero si infittirebbe ancor più). Ma i files sono quanto di più volatile vi possa essere, possono passare da una mano all'altra, e starsene nascosti in schede larghe pochi pollici. Il Vaticano dovrebbe fare chiarezza su tutta questa vicenda sempre più fangosa e densa di coni d'ombra che tanto ricorda il ben più drammatico caso Estermann del 1998.

venerdì 25 maggio 2012

QUANDO LA FANTASIA SUPERA LA REALTA'...

Il colpevole non poteva non essere il maggiordomo...
di Francesco Colafemmina

La decadenza del Vaticano intesa come struttura organizzativa della Chiesa Universale e corte papale avanza rapidamente in questi giorni. Ieri le dimissioni forzate dell'integerrimo Gotti Tedeschi, oggi il farsesco arresto del maggiordomo del Papa, quasi si volesse ricondurre da un lato l'intera vicenda dei Vatileaks alla trama di un romanzo giallo di second'ordine, e dall'altro licenziare le ingombranti accuse provenienti dal volume di Nuzzi in 48 ore, nella speranza che i media dimentichino tutto in pochi giorni.

Ora, chi ha letto il libro "Santo Padre" può affermare con sicurezza che buona parte - se non tutti - i documenti passati dall'organizzazione "Maria" a Gianluigi Nuzzi sono documenti finiti sì sulla scrivania del Papa, ma subito dopo trasferiti alla Segreteria di Stato (c'è il timbro di ingresso e di uscita, ci sono cablogrammi della Segreteria di Stato e documenti provenienti dalle nunziature). Dunque è di qui che devono provenire mentre è  molto naif o romantico ma pressoché impossibile che il maggiordomo del Papa possa entrare a portare un cappuccino a don Georg e magari fregarsi qualche documento nascondendolo sotto il vassoio.... poi ritornare a portare un caffé decaffeinato al Santo Padre e rinfilare i documenti nella cartella "Alla firma del Santo Padre" adagiata sulla scrivania dello stesso don Georg. Questa è al massimo la trama di una fiction di Raiuno! E' vero non siamo cattolici adulti, ma neanche dei creduloni per non ricorrere ad un altra rima in -oni. 

Finora non ci è dato sapere quali siano le imputazioni a carico dell'aiutante di camera di Benedetto XVI. Sorgono tuttavia spontanee una serie di domande:

1. Se è vero che è stata trovata in casa sua una "ingente mole" di documenti riservati posseduti illegalmente - questo ha affermato Padre Lombardi - il reato contestato a questa persona non è quello di aver passato tali documenti a Nuzzi, bensì quello di possederli. 

2. Non potendo provare la connessione fra l'aiutante di camera del Papa e i divulgatori di alcuni documenti riservati, non si può affermare, dunque, - come hanno fatto praticamente tutti i giornali - che quegli sarebbe "il corvo" autore di Vatileacks.

3. La commissione vaticana creata ad hoc per comprendere chi abbia trafugato dei documenti riservati della Santa Sede, ricorda la commissione prevista da un documento a firma del Cardinal Villot dal titolo "Secreta continere", relativo al segreto pontificio. Nel documento pubblicato sugli AAS nel 1974 si parla di una simile commissione e di pene non meglio specificate per l'eventuale violatore del reato. Ma quali pene possono essere inflitte a chi semplicemente detiene illegalmente dei documenti riservati della Santa Sede? E come si fa a dimostrare che quei documenti sono effettivamente di sua proprietà e non messi in casa sua da qualcun altro? Che è stata questa persona a procurarseli direttamente e autonomamente? E che questa persona li ha diffusi all'esterno del Vaticano?

4. Da ieri si è cominciato prontamente a sversare fango su Ettore Gotti Tedeschi. Oggi viene incriminato il maggiordomo del Papa. Domani cosa dovremo aspettarci? Questa strategia vaticana più che far pulizia e riportare giustizia sembra una faida senza quartiere che rischia di danneggiare ancor più l'immagine di una Chiesa in cui regnano il pressappochismo e la faciloneria oltre al solito corteggio di ambizioni, lotte di potere e sete di denaro.

Di qui il sospetto - ma ritenetelo solo un sospetto - che chi sta gestendo questa crisi in cerca di una sua soluzione stia agendo esclusivamente nell'interesse di forze occulte, di dinamiche mondane volte a peggiorare la percezione mondiale della Santa Sede. Sta danneggiando più di tutti l'immagine del Papa. Questi, rappresentato come un Sovrano pugnalato alle spalle persino dal suo cameriere, finisce per assurgere a specchio dell'impotenza e della fragilità di una struttura gravata dal tempo e grondante  umanità nel senso deteriore del termine. Se dunque dal libro di Nuzzi e dall'intera serie di Vatileaks si potevano trarre lezioni positive per il ripristino di semplici norme di giustizia, rispetto delle competenze e buona gestione del sistema, sembra che al contrario si voglia indulgere in una guerra all'ultimo colpo un po' alla "muoia Sansone con tutti i Filistei". Probabilmente "Maria", la fonte di Nuzzi, deve aver passato documenti ben più compromettenti o si teme possa esserne in possesso, o molto più semplicemente qualcuno non accetta l'idea di veder messa in dubbio la propria capacità e credibilità. 
Certo, al di là di queste considerazioni a noi cattolici tutti tocca assistere a uno spettacolo pietoso e al contempo penoso, la parabola discendente di un papato glorioso mentre i lupi - questa volta tutti interni - sembrano soffocare sempre più il Sommo Pontefice e mettere alla berlina la Chiesa di Cristo.  

giovedì 24 maggio 2012

SONO RIUSCITI A FAR DIMETTERE GOTTI TEDESCHI... A QUANDO LE DIMISSIONI DI BERTONE?

Ettore Gotti Tedeschi
di Francesco Colafemmina

La notizia viene battuta in questi istanti dalle agenzie di stampa: l'integerrimo e tenace Ettore Gotti Tedeschi lascia lo IOR. Stando alla Reuters sarebbe stato addirittura sfiduciato dal consiglio di sovrintendenza (su mandato di chi?). Colui che, in accordo con il Pontefice, ha cercato di portare pulizia e trasparenza nella banca del Vaticano, dopo decenni di ombre e sporcizia diffusa, va via probabilmente esacerbato da pressioni e diffidenze. Secondo alcuni dietro le dimissioni di Gotti Tedeschi ci sarebbero i contrasti crescenti con il Cardinal Bertone in merito al tentativo di acquisizione del San Raffaele e alle nuove norme per la trasparenza finanziaria. Come non credere a tali fonti, tenendo conto della gestione approssimativa, casereccia e nepotistica di quest'ultimo, emersa anche recentemente dai documenti resi noti in "Santo Padre" di Nuzzi, ovvero l'esatto contrario dei criteri gestionali portati avanti con lucidità dall'ormai ex presidente dello IOR?

Mentre tanti cattolici si stracciano le vesti per la pubblicazione di alcuni documenti riservati della Santa Sede continuando a non voler guardare criticamente i fatti, i soliti noti fanno il bello e il cattivo tempo in Vaticano. Ma la Chiesa non è proprietà dei singoli, bensì bene comune dei cattolici. E se marchiane storture vi si verificano, dovrebbe essere corale la domanda...: a quando le dimissioni del Segretario di Stato?

martedì 22 maggio 2012

UN MEA CULPA E' CHIEDERE TROPPO?



di Francesco Colafemmina

Non sono nessuno per avanzare richieste di alcun tipo, tantomeno al Santo Padre. Pure, dopo aver letto il libro di Gianluigi Nuzzi, o meglio, le lettere raccolte nel volume commentato da Nuzzi, un dubbio mi attanaglia: ma non sarà forse il caso che la Santa Sede invece di trincerarsi dietro silenzi e smentite, invece che sventolare lo spauracchio di denunce e condanne, ci debba delle scuse. Sì, delle scuse  sincere rivolte a tutti noi fedeli, vittime di un potere ecclesiastico mal gestito, ormai corroso dall'estrema frequenza del mondo, in attesa di un rinnovamento che non può non partire dalla consapevolezza degli errori.
Si discetta in maniera disordinata sull'identità del trafugatore di documenti dalla Santa Sede. Si creano commissioni ad hoc, mentre invece si dovrebbe comprendere il movente del trafugatore e dei suoi complici. Troppo sbrigativamente si dice: "ecco, questa è la lotta per il Conclave". Ma questa è una banalizzazione di qualcosa di più complesso. La pubblicazione di quei documenti, la loro stessa selezione ci mostrano un anelito diverso: non c'è interesse a favorire una fazione piuttosto che un'altra, ma a descrivere ciò che in Vaticano sembra mancare da tempo ossia il senso della giustizia, il rispetto per le capacità individuali, il ripudio del denaro, la coerenza fra parola ed opere. Sono i sentimenti che devono aver mosso il leaker a divulgare questi frammenti di vita quotidiana nei sacri palazzi. Ed è eclatante non tanto il contenuto di tali frammenti quanto che essi, pur visionati dal Santo Padre, non abbiano portato ad alcun cambio di rotta verso quei valori cristiani sopra citati.

Sembra così crollare l'immagine del Papa isolato e spento, chiuso nel suo cubicolo a studiare la teologia e per nulla preoccupato di quanto gli accade intorno. Crolla l'immagine del Papa disinformato o influenzato troppo pesantemente dai suoi assistenti (Bertone in testa). Il Papa al contrario saprebbe tutto. E' informato, ad esempio, dei tradimenti di Bertone pur continuando a rinnovargli la fiducia senza scrollarselo di dosso una buona volta per tutte. Leggiamo fra tutte questa nota riservata trasmessa a don Georg da un prelato di cui non è pervenuto il nome:
Reverendo monsignore, ho voluto scrivere l'allegata nota affinché potesse essere utile alla funzione di pastore della Chiesa universale propria del papa. Ho pregato. Ho riflettuto. Mi sono chiesto se fosse un atto d'insubordinazione verso i miei superiori e se costituisse una violazione del segreto di ufficio. Mi sono risposto che le situazioni problematiche sono molte e di notevole gravità, soprattutto perché avrebbero effetti devastanti in futuro e quindi non si vedono ora gli effetti e sembra che va tutto bene. I superiori diretti, più volte interpellati, per ora non ritengono opportuno intervenire e sostengono che il nostro referente è la segreteria di Stato, mentre in molti casi è proprio il problema. La coscienza mi chiede di far presenti queste cose al Santo Padre, anche perché riferendo a lui non c'è violazione del segreto pontificio. Nessuno ha letto queste note. L'unico al corrente di questo invio è il sacerdote che gliele ha consegnate e che le indicherà da chi sono state scritte. Se ritenuto necessario potrò firmarle e, eventualmente, riferire a voce a persona che mi sarà indicata. Preghiamo per lei e per il Santo Padre. 
Sistematica violazione del diritto ai livelli più alti della curia romana. In numerose circostanze viene violato il diritto a vari livelli. Il fatto che non si tratti di errori occasionali ma di una prassi sistematica è confermato dal numero dei casi, dal loro tendenziale incremento, nonché dalla giustificazione teorica di tali comportamenti. Pericolo ulteriore: tale prassi è così diffusa e utilizzata con una tale leggerezza che sembra indicare una non consapevolezza dei danni che certe decisioni potranno produrre (sottovalutazione del rischio).
Livello principale.
- Violazione sostanziale di norme fondamentali della Costituzione apostolica Pastor Bonus.
- Vulnus giuridico grave a livello metodologico, realizzato attraverso la modifica e abrogazione "di fatto" di norme della Pastor Bonus attraverso l'emanazione di norme di livello inferiore. Esempio: attraverso l'emanazione o la modifica di regolamenti e statuti si contraddicono norme della PB.
Livello secondario e derivato. Tale prassi pone seri interrogativi e dà luogo ad alcune contestazioni.
- Il pontefice è al corrente e viene espressamente informato, in questi casi, che si sta realizzando una "eccezione" alla norma di livello superiore? La cosa viene volutamente taciuta?
- Un procedere sistematicamente in deroga alle norme superiori non produce una progressiva delegittimazione di esse?
- Si nota demoralizzazione dei collaboratori ai livelli più alti e di dipendenti onesti e affezionati alla Chiesa e alla sua missione: assistere all'instaurarsi di una tale prassi, che tende a consolidarsi, induce a pensare che il pontefice non è al corrente di ciò (conoscendo la Persona e il suo insegnamento non si può pensare che sia informato). Tale evidenza genera un senso di impotenza in molti, di connivenza obbligata in altri, e induce forse alcuni a una complicità per fini personali (carriere, occulto e indebito arricchimento, legittimazione di sprechi, ecc.). 
- Si notano da tanti danni generalizzati a livello della scelta dei dirigenti e consulenti. Ci si domanda quali siano i criteri di molte scelte. La scelta di persone che non hanno adeguate competenze comporta poi gravi conseguenze anche a livello finanziario e patrimoniale. 
- Instaurazione di prassi che tendono a snaturare la funzione di coordinamento propria della segreteria di Stato facendola apparire (e operare) come altera voluntas rispetto a quella del pontefice, operante non sempre in chiara consonanza con quanto ci si aspetterebbe in applicazione delle indicazioni che il Santo Padre dà a livello magisteriale e pastorale.
- Usurpazione di funzioni e violazioni di varie competenze. Si notano ingerenze e pressioni indebite, operate al fine di ottenere decisioni contro la legittima volontà del dicastero (acquisti a prezzi maggiorati, nomine in violazione della doverosa prassi di sentire il capo dicastero, usurpazione del diritto di nomina, ecc.). (tratto da Gianluigi Nuzzi, Sua Santità. Le carte segrete di Benedetto XVI, Chiarelettere, 2012, pp.178-180)
Ora, queste note non sono certo una novità per chi conosce la prassi del Segretario di Stato, dalla nomina di Palombella a direttore della Sistina, alla mancata proclamazione del Santo Curato d'Ars a patrono di tutti i sacerdoti del mondo, alla nomina del nuovo preside del PIMS - sempre per restare agli affari più ecclesiasticamente rilevanti e meno interessanti sotto il profilo economico e politico. Confermano l'inadeguatezza del Segretario di Stato. Confermano il suo lavorare al massimo per se stesso e ben poco per il bene della Chiesa, cosa che si evince per inciso anche dalle nuove rivelazioni sul caso Boffo. E' proprio l'ex direttore di Avvenire ad individuare nella strategia volta a diffamarlo e ad allontanarlo dalla CEI il tentativo - per Boffo non ben chiaro allo stesso "strumento" della diffamazione, ossia il direttore dell'OR - di avere in Italia un quotidiano dei Vescovi meno interventista, meno interessato alla politica, ai casi di bioetica etc. ma confinato nella sua dimensione curiale, anzi parrocchiale. Per il vantaggio di chi?

Eppure il Segretario di Stato è sempre al suo posto nonostante la sua azione sia nota, ben nota al Santo Padre. 

Sorvolo poi sulle donazioni e i giri di assegni natalizi, tra cui quello di Bruno Vespa da 10.000 euro che in cambio chiede lumi a don Georg su un possibile incontro col Papa. Dubito che un Messori per intervistare il Papa abbia bisogno di inserire nel suo biglietto di auguri natalizi un lauto assegno... Ma che dire delle donazioni da decine di migliaia di euro che giungono dalle banche? Non sarebbe più opportuno specie in tempo di crisi farsi donare almeno dalle banche - responsabili della crisi - solo beni in natura, containers di medicinali, di vestiti, razioni di cibo e d'acqua per chi ha fame e sete? Sarebbe forse più discreto. Ma sorvoliamo...

Vengo poi ad un documento che mi ha colpito particolarmente per la sua attualità. Mi riferisco al comunicato rilasciato dalla Santa Sede nel febbraio del 2009 a seguito delle polemiche per l'intervista rubata a Mons. Williamson. Nella bozza del comunicato il Santo Padre corregge di suo pugno la seguente frase:
"Per un futuro riconoscimento della Fraternità San Pio X il Santo Padre non intende prescindere da una condizione indispensabile"
con questa:
"Per un futuro riconoscimento della Fraternità San Pio X è condizione indispensabile il pieno riconoscimento del Concilio Vaticano II e del Magistero dei Papi Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II e dello stesso Benedetto XVI."
Alla luce dell'evoluzione del rapporto fra la Santa Sede e la FSSPX mi sembra utile mettere in evidenza tale correzione che spiega perfettamente come mai improvvisamente si sia deciso di sottoporre ad una procedura separata i tre vescovi della Fraternità autori di una lettera nella quale si mette in discussione l'approccio soggettivista del pensiero benedettiano.

Insomma il libro di Nuzzi non deve stupire più di tanto, è vero, eppure ci offre qualche spunto di riflessione. Anzitutto sul degrado di quel luogo dal quale la Chiesa esercita la sua missione nel mondo. E partendo dalla consapevolezza di una tale evidenza credo che oggi la Santa Sede non dovrebbe lanciare minacce e istituire nuove commissioni per capire chi ha divulgato questi documenti. Dovrebbe al contrario ringraziare il Signore se questi documenti sono emersi in qualche modo, perché non sono fantasiose ricostruzioni o vili tentativi di denigrare Santa Romana Chiesa, ma un quadro spesso squallido e fosco di ciò che accade all'interno delle mura leonine. Già da qualche anno percepivo passando da Roma l'esistenza di una parte buona di gente che lavora in Vaticano stanca per l'eccessivo clericalismo, la rapacità, l'ipocrisia, il carrierismo, i favoritismi legalizzati regnanti fra quelle mura. E mi si parlava da tempo - a me che conto quanto il due di picche - di documenti scottanti, documenti che raccontano gli episodi più impensabili. Li si voleva rendere noti non certo per innescare guerre sante fra cordate cardinalizie, ma per destare una Chiesa sclerotizzata dal sonno dell'indifferenza, dalla garanzia dell'impunità, dal culto del clericalismo autoreferenziale. E per questo più che di accuse e indagini basterebbe, a mio modestissimo parere, un mea culpa, un mea culpa forse non proclamato davanti ai media, ma vissuto attraverso una azione di governo a tutti i livelli più decisa e coerente con il Vangelo.

mercoledì 16 maggio 2012

I SABOTATORI DELLA RICONCILIAZIONE FRA FSSPX E VATICANO SONO RIUSCITI NEI LORO INTENTI?



Come anticipato da agenzie di stampa, oggi, 16 maggio 2012, si è riunita la Sessione Ordinaria della Congregazione per la Dottrina della Fede ed è stata discussa anche la questione della Fraternità San Pio X. In particolare è stato esaminato il testo della risposta di S.E. Mons. Bernard Fellay, pervenuta il 17 aprile 2012, e sono state formulate alcune osservazioni che saranno tenute presenti nelle ulteriori discussioni tra la Santa Sede e la Fraternità San Pio X. In considerazione delle posizioni prese dagli altri tre Vescovi della Fraternità San Pio X, la loro situazione dovrà essere trattata separatamente e singolarmente.

Con questo comunicato mi sembra evidente che Roma voglia da un lato approfondire la rottura interna alla Fraternità, dall'altro indebolire il ruolo di Mons. Fellay rimandando le decisioni alle calende greche. E' certamente scorretto da parte della Santa Sede ampliare ora la discussione alle opinioni dei singoli vescovi della Fraternità, opinioni e distinguo emersi da un carteggio riservato e pubblicato proditoriamente.
E il rimando ad "ulteriori discussioni" fra le parti è segno di un inatteso temporeggiamento volto a logorare la Fraternità. Mi sembra dunque evidente che al di là delle opinioni del Santo Padre riemerge in questo comunicato quella volontà punitiva da parte di certe gerarchie vaticane nei riguardi della FSSPX già emersa in sede di preambolo dottrinale. L'amarezza è grande, ma il Papa cosa pensa di tutto ciò? Non mi pare che questa guerra di logoramento sia il suo obiettivo. Dunque chi sono i sabotatori della Fraternità? Sono solo gli adepti di Mons. Williamson? 

domenica 6 maggio 2012

AD AREZZO ARRIVA IL PAPA E IL VESCOVO SOSPENDE TUTTE LE MESSE DIOCESANE FINO ALLE 16.00!

Risus abundat...
di Francesco Colafemmina

Ha qualcosa di inaudito la decisione del Vescovo di Arezzo a noi tristemente noto per l'ignobile adeguamento liturgico del duomo. Il 13 maggio, infatti, in occasione della visita del Santo Padre, il Vescovo ha deciso di sospendere tutte le messe nell'intera diocesi fino alle 16.00. In apparenza sembrerebbe una misura volta a costringere tutti i parroci e i fedeli che ne hanno la possibilità a recarsi ad Arezzo per salutare il Papa, in realtà si tratta di una decisione degna dell'Albania di Hoxha! 
Sempre in nome della vanità si vieta ai fedeli di ricevere il Corpo di Cristo fino a una data ora. Immaginiamo tutti gli anziani e i malati, tutti coloro che non potranno andare ad Arezzo o ancora quelli che il pomeriggio della domenica sono costretti a lavorare. Come potranno santificare la festa? 

No, non dovranno santificarla. Dovranno invece andare tutti ad Arezzo e magari comprare il kit del pellegrino alla modica cifra di 5€ a persona. Ma vale tanto un kit che contiene "borsa, cappellino, foulard, libretto per la celebrazione, cartina dell’area, pass"? Borse cappellini foulard a 5€ questa è la Chiesa dei cinesi o meglio dei vu cumprà!

Dopo aver gettato via ampie somme di denaro per deturpare il Duomo il Vescovo compie un altro gesto inqualificabile. Ci si augura che il Santo Padre venga messo a conoscenza dello zelo ardente di questo pastore e possa prendere pur nella sua mitezza degli adeguati provvedimenti.

Di seguito un estratto dal comunicato della diocesi:

"Rinnoviamo l’invito ai sacerdoti di sollecitare le proprie comunità alla partecipazione alla Messa del Papa. Soprattutto i fedeli, abitualmente presenti alla liturgia domenicale in Parrocchia, domenica 13 maggio non mancheranno all’unica Messa della Diocesi presieduta dal Santo Padre. Tante altre persone verranno, richiamati dalla fede e dal desiderio di incontrare il Vicario di Cristo. Così l’intero popolo di Dio si ritroverà insieme nell’ampia area del Prato, capace ci accogliere migliaia di persone. Anche i mezzi di trasporto (treni, pullman, autobus per la città), comodi, veloci, assicurati per tutti, favoriranno la partecipazione a questo grande evento. Ricordiamo ancora che domenica 13 maggio si svolgerà un’unica Messa al Prato e pertanto sono sospese in tutta la Diocesi le altre Messe fino alle ore 16."


giovedì 3 maggio 2012

CRONACA DELLA VERGOGNA ARETINA: 1. ARCHEOLOGISMO E IGNORANZA

La cattedrale di Arezzo dopo lo scempio...
di Francesco Colafemmina

Come promesso ritorno sullo scempio di Arezzo. E parto da una raccapricciante relazione del "direttore artistico" dell'adeguamento liturgico - manco fossimo al Festival di Sanremo - Gianclaudio Papasogli Tacca.
"...Proseguita dal vescovo Tarlati fino alla terza campata e poi completata nell’alzato fra il XV e il XVI secolo, l’edificio mantenne però una mirabile unità di stile architettonico. L’uso e l’arredo degli spazi interni, invece, subirono notevoli cambiamenti, indotti dalla nuova sensibilità della Riforma cattolica promossa dal Concilio tridentino e applicata in Arezzo dal vescovo Pietro Usimbardi: come in tante altre chiese cattedrali e collegiate, gli stalli lignei del coro furono spostati dietro l’abside, per favorire la visibilità dell’altare e furono così coperti alla vista gli affreschi che abbellivano la parte inferiore dell’abside e fu interrotta la secolare tradizione del pellegrinaggio attorno all’Arca di San Donato, che nel tratto centrale si svolgeva in ginocchio, all’interno stesso del monumento marmoreo che racchiude le reliquie del Patrono e ne illustra la prodigiosa vita. Lo spazio della prima campata davanti all’abside tornò però ben presto alla sua funzione di presbiterio, con la posa in opera della grande pedana lignea e delle sedute destinate ai chierici. Alla fine degli anni ’60 del secolo scorso, ancora una trasformazione, indotta questa volta dalla Riforma liturgica promossa dal Concilio Vaticano II: la grande pedana fu demolita e la tribuna absidale fu liberata dal coro cinquecentesco, tornando a svettare in tutta la sua ampiezza architettonica originaria. La situazione rimase tale per venti anni, nei quali la Cattedrale aretina tornò quasi alla sua primigenia fisionomia."
In sintesi: cancelliamo ogni residuo "tridentino" e ripristiniamo l'impianto medievale della cattedrale già intravisto negli anni '60, a ridosso del Concilio. Ora, mettiamo anzitutto in evidenza che questa cattedrale viene ultimata nel XVI secolo. Solo degli imbecilli potrebbero pensare che la "vera" cattedrale sarebbe un utopistico edificio concepito e definito nel 1200. Perché già in quell'epoca la cattedrale era immaginata come luogo della Chiesa in cammino e non vi era la pretesa contemporanea della definizione di uno standard architettonico, artistico o liturgico distintivo e definitivo. Se così fosse dovremmo abbattere le vetrate di Guillaume de Marcillat perché realizzate nel XVI secolo e dunque espressione di canoni artistici incompatibili - a detta del direttore artistico - con quelli medievali. Lo stesso dovremmo fare con gli altari laterali decorati dalle pale di Andrea della Robbia o con la celebre Maddalena di Piero della Francesca, espressione di una tecnica artistica ancora lontana nel XIII secolo. 
Dovremmo quindi rimuovere l'organo di Luca da Cortona perché anch'esso espressione di tridentinismo e così con tutte le opere successive al XIII secolo. 

Il duomo in una stampa del XIX secolo
Il Duomo negli anni '90
L'idea peraltro che la liturgia sia anch'essa una sorta di "Arca dell'alleanza" riscoperta negli anni '60 da qualche Indiana Jones in clergyman è un'altra sonora castroneria. In nome di questa visione distorta della storia della Chiesa si continuano tuttavia a compiere abusi inaccettabili come quello di Arezzo.
La storia della Chiesa non prevede un buco fra 1400 e 1960. E' da tocchi oltre che da confusi ideologi pensare che per riscoprire l'autentico senso della liturgia e l'autentico uso di un presbiterio di una cattedrale concepita nel medioevo si debbano saltare a piè pari 500 anni di storia della Chiesa. Ed è oltretutto falso, palesemente falso, che nel medioevo vi fossero prassi liturgiche e sistemazioni dei presbiteri più conformi alle invenzioni postconciliari. Lo pensavano gli stessi autori della riforma liturgica come ad esempio Louis Bouyer:

"L’idea che la celebrazione versus populum sia stata la celebrazione originaria, e soprattutto quella dell’Ultima Cena, non ha altro fondamento se non un’errata concezione di ciò che poteva essere un pasto, cristiano o meno, nell’antichità. In nessun pasto dell’inizio dell’era cristiana il presidente di un’assemblea di commensali stava di fronte agli altri partecipanti. Essi stavano tutti seduti, e distesi, sul lato convesso di una tavola a forma di sigma o a ferro di cavallo. Mai, dunque, nell’antichità cristiana, sarebbe potuta venire l’idea di mettersi versus populum per presiedere un pasto. Anzi, il carattere comunitario del pasto era messo in risalto proprio dalla disposizione contraria, cioè dal fatto che tutti i partecipanti si trovassero dallo stesso lato della tavola." (Architettura e liturgia, p.38).

Il prometeo massonico del Rockefeller Center a Manhattan (nella mano sinistra tiene una fiaccola)
L'altare "prometeico" di Arezzo: il pupazzo nella mano sinistra terrebbe un ramo d'ulivo...
Come già dimostrato in un mio studio sul tabernacolo la divisione del presbiterio dalla navata era un "must" almeno sin dal XIII secolo. Si usavano cortine o barriere lignee, evolute successivamente nelle balaustre. Allo stesso modo non può non essere considerata criminale l'eliminazione del coro in noce  disegnato dal Vasari in nome di un assemblaggio degli spazi più conforme alla "volontà dei progettisti" medievali. E' un crimine al quale si aggiunge lo sconquassamento dell'area presbiteriale e la sua invasione da parte dei mostri-pupazzi realizzati da Vangi. Angeli trasformati in Muppets o in simpatiche figure di manga giapponesi... a tanto siamo arrivati nel silenzio colpevole non solo del clero ma soprattutto dei fedeli e delle autorità laiche che dovrebbero scongiurare simili orrori che sono anche empietà. Dove sono gli Sgarbi (che nel suo volume sull'arte sacra si è persino ricreduto sullo scempio pisano di Vangi) e i Daverio, dove i tanti accorati difensori delle devastazioni dell'arte sul suolo italico? Dove i Caifa che si sono stracciati le vesti per i crolli di Pompei? E dove gli indignati per le inutili spese della "casta"? Noi cattolici abbiamo un'altra casta sempre più prepotente e vanesia, quella dei Vescovi. Sarebbe opportuno che anch'essi pubblichino i costi sostenuti - indipendentemente dalle "offerte" di misteriosi benefattori - per distruggere le più alte testimonianze del connubio fra arte e spiritualità cattolica e soppiantarle con deformazioni caricaturali. Avanti, coraggiosi Vescovi obbedienti ad una certa ideologia post-conciliare più che al Santo Padre, pubblicate i costi di questi inutili adeguamenti liturgici, mostrateci la vostra attenta gestione dei fondi ricevuti da benefattori e sprecati specie in questi tempi di crisi per esaltare il vostro ego e quello dei vostri docenti di estetica (Ravasi e Bianchi?)...

lunedì 30 aprile 2012

BENTORNATO CARDINAL BURKE!



Domani, 1 Maggio, si terrà il pellegrinaggio guidato dal Cardinal Raymond Leo Burke al Santuario di Santa Maria de finibus terrae a Leuca. Il pellegrinaggio è organizzato dalla Scuola Ecclesia Mater coordinata da don Nicola Bux. Il 2 Maggio invece il Cardinale sarà a Sannicandro Garganico ospite di don Matteo De Meo per benedire la restaurata chiesa matrice. 

L' "evento" spirituale è certamente unico nel suo genere, visto che in Puglia i Vescovi si dilettano per lo più con sinodi diocesani, congressi eucaristici diocesani e chiacchiere a palate. Oltretutto considerando massima espressione di perizia liturgica Mons. Felice Di Molfetta ed estremo apice della moderna teologia il falso profeta di Bose, Enzo Bianchi, dimostrano tutta la loro aderenza ai dettami benedettiani...
Ma perché parlare dei vescovi pugliesi? Ebbene, perché la visita di Monsignor Burke è stata in qualche modo condita da una intollerabile ostilità nei confronti della dignità cardinalizia e, ca va sans dire, del rito antico giudicato grossolanamente un teatrino. C'è chi si è persino affrettato a dire basta al latino in nome della nostra italianità! Come se il latino - per dirla con Mons. Padovano - fosse una lingua straniera...

Di qui una mera considerazione spirituale. Il vero problema della Chiesa non è tanto il ritorno o meno alla tradizione, il ripristino o meno della messa in latino, l'obbedienza o meno al Papa. Sì, questi sono i problemi reali, ma non è ponendo l'accento sulla loro esistenza che li si risolve. Molto semplicemente si tratta di una questione di leadership, di governo della Chiesa. E di formazione del clero. Perché mi sembra evidente che le gerarchie ecclesiastiche siano vittime di una de-formazione durata ben 60 anni. E ne sono talmente vittime da obbedire più che al Papa o alle leggi della Chiesa (Motu Proprio Summorum Pontificum) ai punti di vista individuali o alle correnti ermeneutiche più disparate purché essi siano in linea con i cardini della loro de-formazione. La fede è pertanto subordinata alle ermeneutiche prescelte o meglio all'"ortodossia" di orwelliana memoria cui i singoli vescovi si sono votati. 

Per questa ragione accolgo con grande gioia il messaggio di saluto a Sua Eminenza dell'amico Giuseppe Massari che coglie con estrema sensibilità la condizione di una Chiesa divisa fra la sana sensibilità dei fedeli e certa ideologia clericale. (Francesco Colafemmina)



Eminenza, ben tornata in Puglia, in questa terra in cui la fede non ha mai indietreggiato, l’eroica speranza dei suoi martiri e la fiducia senza limiti, riposta in Maria santissima, non è venuta mai meno. 

di Giuseppe Massari

Il cardinale Raymond Burke, ministro Guardasigilli della Santa Sede, a partire da oggi sarà nuovamente in Puglia. Le tappe del suo viaggio e della sua permanenza, in una terra di papi e santi, spazieranno dal capo di Leuca al promontorio garganico di San Nicandro, passando per Barletta, Lucera, San Giovanni Rotondo. Una visita, da quello che ci è dato sapere, contrassegnata da un ostracismo clericale o pseudo tale solo perché l’eminente porporato rappresenta, orgogliosamente, quella parte di popolo di Dio che non ha voluto e non ha saputo piegarsi, ed accettare le derive moderniste di una Chiesa spintasi, con la sua Barca,  verso il populismo democraticistico, toccando sponde contrarie alla sua natura istitutiva ed istituzionale. 

Il cardinale Burke è principe della Chiesa, vocato, per ruolo e missione, ad essere “servus servorum Dei, usque ad sanguinem”, non a caso indossa l'abito contraddistinto dal rosso porpora, segno del sangue dei martiri, del martirio. Coloro che lo avversano, lo ostacolano, lo criticano, cosa indossano, a chi si ispirano? Indossano gli abiti, mentali, culturali, pratici e mondani del servilismo alla logica di un prepotente, alla logica di se stessi, di coloro che sono carnefici e mandanti delle buone ragioni del senso, della logica divina e ministeriale. Purtroppo, costoro non sono altro che “bravi”, nel senso manzoniano del termine. Sono i figli dei trenta denari, se non coloro che li hanno coniati, raccolti e distribuiti per tradire, svendere il Signore, il suo messaggio, i suoi insegnamenti. Sono gli apostati del nostro tempo. Sono i demolitori del Tempio, convinti che Cristo non lo potrà far rinascere. Sono i mercanti del Tempio. Sono il tarlo della dracma persa e ritrovata, ma che vogliono disperdere, distruggere, annientare, affossare nei terreni delle loro miserie, quelle senza azoto, senza linfa e senza concime. Sono i farisei del Tempio, pronti e disposti ad accusare il pubblicano, ma non se stessi, definiti razza di vipere, sepolcri imbiancati da quello stesso Cristo di cui, dicono di portare il nome e il messaggio, senza alcuna credibilità e fierezza. 

 Eminenza, la terra di Puglia l’accoglie e le è grata, al di là di certi spontaneismi offensivi. Al di là di quello che alcuni pensano di costruire per il vantaggio delle loro carriere ecclesiastiche. Al di là di quelle che sono le congiure dei magistrati del Sinedrio contemporaneo. La fede che lei trasmette, al contrario di quella che tenta, inganna, lusinga e seduce, irradia, illumina; è l’unica forza per convincersi che le “porte degli inferi non prevarranno”, Eminenza, questa terra generosa, non sempre rappresentata al meglio da alcuni suoi figli degeneri, anche se posti nell’alto del candelabro, che dovrebbe emanare luce, è quella che le rivolge il grazie dell’amore, della vicinanza, dell’appartenenza, della condivisione, della “fractio panis”, in cui Cristo si spezza per donarsi e non per piegarsi alle volontà umane di chi è segno di scandalo e di contraddizione. La “fractio panis” è il momento più esaltante della comunione ecclesiale, istituita, voluta e condivisa da Cristo nella trasmissione della missione perenne a servizio dei fratelli e, quindi, della Chiesa universale, santa, cattolica e non domestica o addomesticata ai voleri dei carrieristi, degli ipocriti. 

Eminenza, al suo ritorno in Puglia, l’accoglierà la schiera di chi sente di condividere un percorso, un programma, pari a quello istituito da Cristo, la Presenza per eccellenza, nelle terre sconfinate della Palestina, fino ed oltre i confini della terra, per confermare: “il mio regno non è di questo mondo”, ma non è e non può essere neanche di coloro che oltraggiano, offendono, umiliano la verità, rendendola schiava del loro egoistico servilismo. I latini dicevano:”la verità partorisce odio”. Cristo, invece, sovvertendo la cultura di ogni tempo, razionalistica, edonistica ed utilitaristica, ha sfidato le categorie umane e ha proclamato: “la verità vi farà liberi”. Ha spezzato le catene della schiavitù, del dominio da satana, del clientelismo e dell’asservimento al futurismo nichilista, al perbenismo ipocrita, fasullo, mediocre e mendace. Eminenza, lei incarna il Cristo di ieri, di oggi, di sempre. Il Christus “vincit, regna et impera”. Il Cristo riscattato e non più miserabile e meschino, come avevano tentato di farlo apparire Anna e Caifa. Il Cristo redento, vittorioso e glorioso. L’alfa e l’omega. Il sempre e l’eterno pulito, da pulire per la costruzione di quel Regno che non avrà mai fine. Eminenza, noi con lei siamo e vogliamo essere gli araldi testimoni della fede, i soldati della speranza, i costruttori della carità, instaurando tutto in Cristo, ricapitolando, come dice san Paolo, tutte le cose in Cristo, quelle del cielo e quelle della terra, per preparare e attendere cieli nuovi e terre nuove.

sabato 28 aprile 2012

VERGOGNE D'ITALIA: UN'ALTRA CATTEDRALE ADEGUATA NEL SEGNO DELL'IGNORANZA E DELLA VANITA'

Il presbiterio del Duomo di Arezzo com'era...
di Francesco Colafemmina

Spenderò qualche parola su questo ennesimo orrore nei prossimi giorni. Come al solito un vescovo vanesio e in vena di buttar soldi al vento decide - con la scusa della prossima visita papale ad Arezzo - di adeguare la cattedrale (nella quale peraltro il Papa nemmeno celebrerà). Con una certa dose di sfacciataggine oltre che di squallida ipocrisia la Diocesi specifica in calce ai volantini dati alle stampe per l'occasione: "Alcuni donatori in vista della visita del Santo Padre hanno finanziato il ripristino del presbiterio della cattedrale aretina, in modo da lasciare a disposizione della diocesi una cospicua somma di danaro per i poveri del nostro territorio, in questo tempo di crisi.

Ipocriti parolai! A parte l'incongruenza del termine "ripristino" (questa è una distruzione non un ripristino del presbiterio) resta l'intollerabile e melensa propaganda a favore dei "poveri del territorio" evidentemente ultimo fra i pensieri della diocesi che non ha certo fatto a meno di spendere denari per un  inutile quanto sgrammaticato adeguamento liturgico, invitando i volonterosi donatori ad esibirsi meno in farse mecenatesche e maggiormente in un impegno costante nei confronti di chi subisce la crisi. Oggi, spiace dirlo, ma certa Chiesa usa la crisi come puro mezzo propagandistico mentre continua a navigare in un mare di ipocrisia. Aggiungo infine - sembra che questa sia la questione meno importante per i nostri vescovi - che il Santo Padre non ha alcun bisogno di essere accolto con queste esibizioni di ignoranza liturgica e architettonica. Bisognerebbe studiare l'Introduzione allo spirito della liturgia prima di mettere mano a questi fastidiosi adeguamenti liturgici. Ma questo è un altro discorso e lo affronteremo prossimamente. 

Intanto pubblicate le cifre! A quanto ammonta l'adeguamento immondo? E a quanto le "cospicue somme" messe da parte per i poveri? 

Il presbiterio dopo l'attuale "adeguamento liturgico": il coro ligneo è scomparso ed è stato ricomposto altrove (utile oltre che geniale!)

Ambone e porta-cero pasquale di Giuliano Vangi 
Notate come il presbiterio copra il pavimento a rombi neri del transetto 
Nuova pavimentazione modello "palazzo imperiale romano" o "villa di un boss di Scampia"  
L'ambone visto di lato: somiglia allo Spirit of Exstasy... la statuetta della Rolls Royce
Questo orrore sarebbe l'altare: connubio maldestro fra l'estro vacuo di un Kapoor e gli incubi del peggior Bodini 
Non per fare i populisti, ma come direbbe Di Pietro questa scultura in una cattedrale gotica "che ci azzecca?"
Notare l'imbecillità di questo adeguamento liturgico capace di sconvolgere equilibri e proporzioni di un'antica cattedrale

sabato 7 aprile 2012

UNICORNI DEL FUTURO, FEDE E POST-CONCILIO

Domenichino - La vergine e l'unicorno - 1604-05
di Francesco Colafemmina

Da molti giorni il blog è silente. Non c'è da preoccuparsi, il silenzio è talvolta una virtù e consente a chi, come il sottoscritto, parla anche troppo, di riflettere sul senso di un impegno che è tempo e dunque vita votata ad una causa o a più cause concatenate fra loro. 
E' vero, la bontà della causa deve superare la sfiducia o il senso di abbandono che ci pervade allorché realizziamo che la nostra è sempre più una battaglia contro i mulini a vento. E lo spirito combattivo deve prevalere sulla rassegnazione.

Sì, tante belle parole!

Guardando però alla realtà di questa nostra Chiesa caotica non si può non cedere alla rassegnazione. E non tanto per via della reiterata incapacità del clero di concentrarsi sui valori autentici dell'arte e dell'architettura sacra, di riscoprire la bellezza delle tradizioni, di quel legame fra storia e creatività umana che è il centro di ogni grande esperienza artistica nel sacro, quanto per via di quella obbedienza supina al mondo e ai suoi padroni che rischia di trasformare la Chiesa in uno dei tanti bracci spirituali del nuovo ordine mondiale. Obbedienza che passa per l'adesione ai valori del mondo ossia denaro e potere. Questa preoccupazione supera ogni misera diatriba sullo stato decadente delle arti sacre. Perché l'arte e l'architettura non sono autonome espressioni della fede: salve esse è salvo il Cattolicesimo. Al contrario una retta fede si esprime con un'arte retta. E per retto si intende conforme alla fede e non al mondo. Se viceversa la Chiesa si conforma al mondo o meglio non si oppone al prevalere delle sue regole, ritagliandosi tuttavia solo un angolo di specificità, essa avrà tradito Cristo e la fede semplice di tanti cattolici.

Non a caso il Santo Padre ha parlato pochi giorni fa, stigmatizzandola, di quella parte di Chiesa convinta "che si debba affrontare la lentezza delle Istituzioni con mezzi drastici per aprire vie nuove – per riportare la Chiesa all’altezza dell’oggi.". Una frase, questa, emblematica: le vie nuove infatti sarebbero per i fautori delle innovazioni il semplice approdo di un inesauribile progresso cui si opporrebbe la lentezza delle Istituzioni ecclesiastiche nell'aprirsi al mondo. Questione di tempo, insomma... E ad una simile visione il Papa cosa ha opposto? La storia del post-concilio con il suo "vero-rinnovamento".

Ma dove? Ma quando?

Ha parlato di "movimenti pieni di vita". E così siamo indotti a riscoprire il "vero rinnovamento" nato dal Concilio ossia quello dei Focolarini, dei Neocatecumenali, dei Carismatici, di Comunione e Liberazione. Per carità, espressioni di una Chiesa attiva, vivace, ma non ancora testimonianza di una Chiesa capace di vivere rinnovando la fede, la promessa, il proprio patrimonio di sapienza e spiritualità, senza chiudersi nelle strette maglie del gruppo identitario con i propri riti, i propri canti, le proprie autonome espressioni liturgiche e attivistiche.

Ancora, la ricetta proposta dal Santo Padre appare monca quando fa riferimento solo al magistero nato e sviluppatosi dal Concilio: "Questo aiuto lo troviamo in primo luogo nella parola della Chiesa docente: i testi del Concilio Vaticano II e il Catechismo della Chiesa Cattolica sono gli strumenti essenziali che ci indicano in modo autentico ciò che la Chiesa crede a partire dalla Parola di Dio. E naturalmente ne fa parte anche tutto il tesoro dei documenti che Papa Giovanni Paolo II ci ha donato e che è ancora lontano dall’essere sfruttato fino in fondo."

Ritorna qui la discussione con la Fraternità San Pio X, il dibattito su come intendere il Concilio, se alla luce del magistero precedente o quasi fosse una pietra sacra piovuta dal cielo alla quale devono conformarsi secoli di storia della Chiesa docente. E questo nodo centrale del pontificato benedettiano, cominciato non a caso con il famoso discorso alla Curia Romana in cui veniva messo in discussione l'assolutismo del dettato conciliare, continua a scandire il tempo della Chiesa pressata da numerosi novatores senza se e senza ma, infastidita da piccoli gruppi di conservatori che non intendono scendere a compromessi col mondo e guidata dalla vasta leadership episcopale che pratica la scienza dell'equidistanza o meglio del compromesso. Compromesso sempre più inaccettabile, anche perché i tempi a venire non saranno certo facili. Non potrà che emergere infatti, in tutta la sua deformità, l'abominio di un "mondo", di un "ordine mondiale" che scompagina e distrugge l'ordine cristiano, che devasta la famiglia, che mira a trasformare l'uomo in uno schiavo del potere di pochi, in un vile tassello di un mosaico materialista nel quale la carità, la libertà, la verità sono solo agili slogan o unicorni di un passato mitologico.

Finché la Chiesa anche a costo di arretrare, di venir dilaniata da un simile mostro feroce, non sarà in grado di indicarlo nominatim ai suoi fedeli, finché il clero non prenderà a combattere apertamente il potere anticristico che avanza nel mondo, invece di scendere a compromessi con esso, fino ad allora un po' di silenzio riempito dal suono della preghiera non potrà che risultare l'unico valido metodo per combattere quei giganti che nel mondo reale prendon solo le sembianze di sibilanti mulini a vento.

Buona Pasqua di Risurrezione a tutti i lettori del blog!

venerdì 2 marzo 2012

I CAPPUCCINI DI SAN PIO FANNO SCUOLA: ECCO IL MANICHINO DI GIOVANNI PAOLO II



di Francesco Colafemmina


Mentre a Roma i Cardinali si occupano di beghe di corte, il resto del mondo cattolico si dà sempre più al fai da te della fede. Un bricolage religioso che esita talvolta in corbellerie inqualificabili come questa che ci giunge dal Messico. Nel santuario della Madonna di Guadalupe è stato esposto alla venerazione dei fedeli un manichino di Giovanni Paolo II. Sì, un manichino che reggeva fra le mani di plastica o silicone una croce con delle reliquie di papa Woytjla. Reliquie a parte, resta l'evidenza di una oscenità inqualificabile che sa palesemente di abuso della credulità popolare. 
Manichino di Giovanni Paolo II nel Santuario di Guadalupe
Il Cardinal Rivera incensa il manichino e le reliquie...
Effetto San Pio...
Reliquiario "artistico" con il sangue di Giovanni Paolo II
(ne parla diffusamente il Cardinal Dziwicz nell'ultimo libro di Sgarbi sull'arte sacra - sic!)
L'evento risale all'agosto scorso ma le reliquie di Giovanni Paolo II, apparse improvvisamente dal nulla, stanno viaggiando per tutto il mondo cattolico, dando così vita ad un vero e proprio culto ufficioso del Papa "Santo subito" dalla Cina alle Filippine, dalla Colombia al Brasile. 
Evidentemente mentre a Roma continuano a scontrarsi cordate di Cardinali, interessi privati e visioni sul futuro della Chiesa, questo "culto" non autorizzato di Giovanni Paolo II è considerato un mezzo semplice e a basso costo per rivitalizzare quelle Chiese lontane dall'Europa il cui episcopato è totalmente estraneo al magistero di Benedetto XVI, anzi considera il pontefice regnante una mera parentesi da offuscare con il ricorso ossessivo all'immagine del suo predecessore. 

Reliquie in Ucraina
Reliquie nelle Filippine
Reliquia in Cina e Taiwan
Reliquia del sangue in Colombia
E per farlo si ricorre a metodi estremi, presi in prestito dai frati cappuccini di San Giovanni Rotondo. Si sanpiizza il beato Giovanni Paolo II realizzandone un manichino, si diffondono ovunque ciocche di capelli e flaconi di sangue del beato. Pur non volendo entrare nel delicato mondo delle reliquie e del culto dei Santi, mi stupisce soltanto che una Chiesa che applica il massimo rigore e talvolta anche una aperta ostilità quando si tratta di valorizzare il tesoro liturgico, spirituale e artistico del Cattolicesimo, si presti a pacchiane operazioni di marketing strumentalizzando la devozione popolare. Mi stupisce che i Vescovi sempre zelanti nel combattere le "derive" della devozione popolare si impegnino per devozionalizzare la figura di Giovanni Paolo II. Mi stupisce insomma questa Chiesa che vive l'hic et nunc, segue le presunte mode del momento, si affida al Papa "star" per cercare di mostrarsi ancora in forma. Se lo stesso impegno che viene manifestato nell'approntare manichini per raccogliere offerte e seguito, lo si applicasse nel vietare la comunione in mano, nell'arginare gli abusi liturgici, nel ricondurre i fedeli ad una vita spirituale meno lasca e approssimativa, probabilmente il grossolano abuso dell'intelligenza dei fedeli passerebbe in secondo piano. E invece diventa il centro di una Chiesa che insegue sempre più il potere e il successo e sempre meno Cristo.

martedì 21 febbraio 2012

IL PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA COOLTURA E UN CATALOGO DEL VUOTO ARTISTICO

Arte per Benedetto XVI: verso l'infinito e oltre...
di Francesco Colafemmina

E' stato presentato sabato 18 febbraio a Roma il catalogo della famigerata mostra per il sessantesimo anniversario dell'ordinazione sacerdotale di Benedetto XVI, organizzata mesi or sono dal Cardinal Ravasi. Non stupirà apprendere che il volume è stato presentato dallo scrittore Vincenzo Cerami, dall'architetto Santiago Calatrava e dal povero artista (nel senso di massimo esponente dell'arte povera) Jannis Kounellis.

Cliccate per ingrandire
La cultura per Ravasi evoca immancabilmente l'incontro con ateismo, laicismo e il fascino di ciò che è in una parola cool. Potremmo dunque a ragione definirla cooltura. Ma sorvoliamo per un attimo sul cardinale errabondo nel suo cortile dei gentili e veniamo al catalogo curato da Micol Forti e monsignor Pasquale Iacobone. Partiamo dal testo introduttivo firmato dal Pontificio Consiglio della Cooltura ossia dalla persona di monsignor Iacobone: "più che un semplice catalogo dell'Esposizione (...), questo volume vuole innanzitutto raccontare e documentare l'evento che ha visto il Santo Padre e gli artisti invitati protagonisti di un incontro davvero singolare ed eccezionale". "L'evento" dunque surclassa già in premessa i contenuti e così l'introduzione somiglia a quegli agili riassuntini che i maestri ci facevano scrivere alle elementari di ritorno da una gita: "siamo partiti alle sette, il pullman era festante... la visita al museo si è svolta verso le undici... all'una pranzo al sacco...". Così Iacobone: "Il Santo Padre ha solennemente inaugurato l'esposizione nella mattinata del 4 luglio. (...) Il Cardinale Gianfranco Ravasi ha quindi indirizzato il suo saluto al Santo Padre (...) Il Pontefice ha rivolto ai presenti un breve ma intenso discorso (...)." Insomma due paginette che preludono al vuoto di questa ennesima operazione ravasiana.
Ma il pezzo forte del catalogo è lo sconclusionato contributo di Micol Forti, curatrice della collezione d'arte contemporanea dei Musei Vaticani, dal titolo "Premessa. Le opere, gli artisti."
Leggiamo quest'altro specimen di vacuità ammantata di complessità: "La creazione artistica, nelle sue più diverse forme, nell'eterogeneità delle tecniche e delle declinazioni stilistiche, si manifesta all'interno di un vasto terreno comune, quello della comunicazione, della condivisione e dello scambio; e il suo valore espressivo si consolida e, a un tempo, si trasforma, grazie al suo essere parte integrante di un determinato periodo storico. Ogni forma linguistica e poetica esige una fonte creatrice e un alveo capace di accogliere il suo fluire, la sua capacità di contaminare ed essere contaminata, di interpretare ed essere interpretata, senza soluzione di continuità, dal tempo, dalla cultura e dalla storia."

Ci avete capito qualcosa? Proviamo a fare una breve analisi di questo contorto pensiero. L'opera d'arte nonostante la varietà di forme, tecniche e stili avrebbe un elemento di comunione che si identifica con la comunicazione e lo scambio. La comunicazione, l'interazione assurge a trait d'union fra le variegate espressioni artistiche ben più del loro contenuto. L'espressione dunque diventa un "valore" e tale "valore" sussiste nella sua ambiguità semantica e storica. Vi è un linguaggio artistico che è contemporaneamente afasico, o meglio illogico, non sostenuto da una correlazione fra espressione e contenuto, fra parola e realtà. Ogni creazione si perde nella mutevolezza e nell'ambiguità, nel tutto che è anche niente, nel bianco che è anche nero, nel tempo che è anche eterno, nella complessità verbale che è anche mera banalità o meglio vuoto noetico riempito di parole e costrutti senza capo né coda.

La Forti - evocatrice nell'ambiguità del suo quasi omonimo vescovo abruzzese - prosegue nel suo strologare con inusitata lucidità: "Si è voluta testare la possibilità di comporre un tessuto fatto di convergenze, in cui l'inevitabile auspicata policromia, dovuta a trame e orditi di diversa natura e provenienza, rispettasse le singole espressioni artistiche e al tempo stesso esaltasse la straordinaria ricchezza celata o sprigionata dalla convivenza di molteplicità e diversità." E ancora: "Compositori, poeti e letterati si sono volentieri offerti presentando le loro opere come 'segni', non suonati, non letti eppure testimoni di un mondo di idee e di espressioni, in costante tangenza con forme comunicative differenti; e la loro presentazione è stata pensata come un sistematico contrappunto ai linguaggi visivi. Insieme all'architettura (...) esemplificano una visione complessa che, rinunciando da un lato a ogni espressione ideale e specialistica, propone una possibilità di integrazione tra diversi piani formali e percettivi". 

Non possiamo non essere grati alla dottoressa Forti per questa sua breve premessa. Essa illumina, infatti, il vuoto che pervade quel dicastero vaticano della cooltura, dove il medium è più interessante della res, dove l'apparenza in sé priva di identità e valore diviene centro di ogni discussione e l'oggettività scolora nel relativismo dialettico. O forse no, dato che il realismo e la stessa realtà risultano al di fuori dell'orizzonte di tali sedicenti esperti d'arte e più precisamente d'arte sacra e religiosa. 
La fede, la ricerca di Dio, l'esegesi e l'evangelizzazione restano solo comodi slogan per aggregare discepoli di vanità, per assecondare le esigenze di una cooltura fatta di parole insensate, mirabile erudizione e ciononostante di vuoto ideale e arsura spirituale. 

Leggevo a tal riguardo qualche giorno fa il post del blog di Ravasi (ospitato sul sito del Sole24Ore, quotidiano della Confindustria dal supplemento culturale - un tempo - molto cool) nel quale il Cardinale annunciava l' "evento" di presentazione del catalogo. Non poteva non colpirmi la solita chiusura a base di citazione colta e improbabile, ma definitivamente cool (la poetessa ebrea tedesca chiunque essa sia non può non essere cool), la seguente: "Mi piace concludere ricordando la bella citazione della poetessa ebrea tedesca Nelly Sachs: “Se i profeti irrompessero per le porte della notte, incidendo ferite di parole nei campi dell’abitudine… Se i profeti irrompessero per le porte della notte, cercando un orecchio come patria, orecchio degli uomini, ostruito di ortiche, sapresti ascoltare?”."

Ecco: sarebbe auspicabile riflettere sulle citazioni oltre che bearsi nel diffonderle. Specie se il vuoto coincide col proprio campo d'abitudine e le orecchie sono ostruite di ortiche, sì, quelle che crescono nel cortile dei gentili...

venerdì 17 febbraio 2012

PARROCO, VESCOVO E FEDELI: COME NON DEFINIRLI UNA MANICA DI IMBECILLI?


Video della "Messa Rock" celebrata ad Albiano (Diocesi di Trento) sabato scorso...

Nuovi video qui... qui... e qui!

venerdì 10 febbraio 2012

MESSA ROCK IN CHIESA E IL DRAMMA DEL GIOVANILISMO CONDANNATO DALLA CEI

Manifesto pubblicitario del gruppo che animerà la messa metal gli "High Voltage"
di Francesco Colafemmina


Si tratta di una celebrazione liturgica "presieduta dal parroco e animata" da quello che il giornale diocesano di Trento definisce un "coro" di ragazzi. Sorvolo su quest'idea vecchia e noiosa della messa presieduta e animata. Come a dire che se non ci fosse il "coro" la messa sarebbe senz'anima e che il parroco ha solo la funzione di "presiedere" la riunione liturgica. 
Sorvolo anche sull'orario assurdo per una celebrazione liturgica. Ma sul coro non sorvolerò. Si tratta infatti di una sorta di melange di gruppetti locali radunati sotto l'egida del gruppo High Voltage. Gruppo heavy metal che ha scoperto che può organizzare i suoi concerti anche in chiesa grazie alla compiacenza di qualche parroco imbecille. 

Bravi i ragazzi degli High Voltage, meno bravo il parroco. Non c'è da fare i parrucconi in questo caso. Durante le messe domenicali possiamo ascoltare nenie cretinizzanti, schitarrate da lobotomizzati e canti da bizzoche dei primi anni '80. Nel mio paese ricordo che da piccolo restavo turbato dalle messe domenicali in Cattedrale, "animate" da un gaio cantore laico che pareva la reincarnazione di Cristiano Malgioglio (ma senza il ciuffo)...
Non vale la pena neppure rammentare che il canto liturgico della Chiesa è e resta il gregoriano. La maggior parte dei preti e dei Vescovi scambiano il gregoriano per una qualità di formaggio o un vino pregiato a bassa gradazione e per questo non ne fanno uso. Preferiscono i super alcolici come il metal, il rock (che fa tanto anni '70, modello primavera del Concilio).

Gli High Voltage durante una loro esibizione: faranno fuoco e fiamme anche in chiesa???
Qui si tratta semplicemente di tenere i piedi per terra. Stando a quello che leggo l'iniziativa nascerebbe dal tentativo di attrarre i giovani in chiesa. Encomiabile poi lo sforzo del parroco e della band nel selezionare testi dal sapore cristiano. Il problema è che da un lato i testi non interessano a nessuno visto che sono urlati, storpiati, e risultano incomprensibili a chi li ascolti per la prima volta. Dall'altro il pensiero stesso che si possano attrarre giovani in chiesa con una messa rock è una boiata colossale. Perché in chiesa i giovani devono andare a cercare Cristo non la musica rock. E se un parroco pensa che per avere maggiori seguaci deve adattarsi ai loro gusti è finito come parroco e come uomo di fede. Ha più fede infatti nei mezzi umani che in quelli divini. Crede più nell'attrattiva della musica metal che in quella del Vangelo. 

Ma visto che questi giovanilisti del piffero sono anche dei solenni Soloni, pronti a pontificare su tutto e a parlare a vanvera di evangelizzazione e palle analoghe vale la pena riprendere in mano un testo sulla catechesi giovanile portato dalla diocesi di Trento quale pezza giustificativa dell'iniziativa in un suo comunicato:

"L’iniziativa risponde ad un incoraggiamento dato dalla Conferenza Episcopale Italiana, che nel testo «Educare i giovani alla fede» del 1999 scriveva: «In particolare occorre assumere appropriate categorie interpretative, che aiutino a conoscere e a comprendere le domande di sempre dei giovani, ma anche le loro nuove culture, i linguaggi sempre più variegati e gli strumenti con cui si esprimono, con forme e modalità spesso di non facile interpretazione per il mondo degli adulti. Evitando atteggiamenti di rifiuto, dobbiamo giungere a discernere il “vero” che queste culture presentano sotto le vesti del “nuovo”»".

Ora, il testo del 1999, - datato ormai come tutti i testi di pastorale giovanile, visto che la pastorale è materia di consumo e come il tonno o la carne in scatola ha una data di scadenza - parla tuttavia di catechesi e non di liturgia. Il documento invita i pastori a conoscere i giovani, ad interpretarli sforzandosi di entrare nel loro mondo. Ma non li invita a far entrare il mondo di alcuni giovani in chiesa, anche perché questa è un offesa per tutti quei giovani cattolici che non sono ancora talmente rincoglioniti da aver bisogno di una messa metal per entrare in chiesa.
Il testo della CEI aggiunge infatti alcune righe omesse dalla diocesi di Trento:

"Appare in ogni caso decisiva la figura dei presbiteri, insostituibili compagni di viaggio dei giovani. A loro è chiesto di rifuggire da ogni giovanilismo: stare con i giovani non è questione di età e tanto meno di atteggiamenti compiacenti! Si aprano invece ad una vera paternità spirituale, nutrita da un cuore al tempo stesso "giovane" e "maturo", attento, capace di relazionalità, premuroso, rispettoso della gradualità, ma anche esigente, che non fa sconti sulla verità."

Ecco fatto. La CEI che parla spesso a vanvera questa volta fa un'affermazione seria. I preti rifuggano dal giovanilismo, pacchiana e ridicola degenerazione dell'autorità del sacerdote! Ed evitino gli "atteggiamenti compiacenti".

Peccato che il parroco don Stefano Zeni e l'Arcivescovo Monsignor Bressan vadano esattamente nel senso opposto delle indicazioni CEI. Fanno i cani sciolti di un cattolicesimo fai da te dove tutto è lecito tutto è permesso tranne dire messe in latino e avere un briciolo di sale in zucca...

giovedì 9 febbraio 2012

IL PAPA MORIRA' ENTRO UN ANNO: AUSPICIO O INQUIETANTE MINACCIA?


Secondo AGGIORNAMENTO: stando a quanto scrive Andrea Tornielli il documento sarebbe autentico. Ora, non importa se in Vaticano qualcuno leggendolo si sia fatto una risata. Importa solo appurare se Romeo ha fatto quelle affermazioni di cui dovrebbe semplicemente vergognarsi. Come si fa a parlare del Papa con un simile spietato cinismo? Peraltro Tornielli dice che il documento sarebbe stato trasmesso al Papa dalla Segreteria di Stato. Eppure il Papa ha incontrato Castrillon in udienza privata il 13 gennaio. Nell'articolo apparso su Vatican Insider par di capire che Romeo fosse a conoscenza di un "complotto delittuoso" per uccidere il Papa. In realtà il documento tradotto da Il Fatto Quotidiano chiarisce che Romeo"ha annunciato che il Santo Padre avrebbe solo altri 12 mesi da vivere". La storia del "complotto" è una inferenza di chi ha redatto il documento. E si spiega così: per dire che il Papa ha solo 12 mesi di vita o Romeo è un profeta, o sa che il Papa è malato, oppure... 


AGGIORNAMENTO: qui potete leggere il documento tradotto in italiano.  Alcune annotazioni a margine del testo:
1.Nel documento si fa riferimento ad una "Chiesa clandestina RKK1". Non è nota nessuna Chiesa clandestina cinese così denominata. D'altra parte sarebbe da sprovveduti pubblicare un documento nel quale viene citato il nome di una Chiesa clandestina esponendola così al pericolo.
2. Nel testo si parla in un'occasione di "Cardinal Bertone Segretario di Stato della Chiesa Cattolica Romana". Non ha senso l'aggiunta di "Chiesa Cattolica Romana" in un documento riservato per il Papa. Sarebbe infatti un dato scontato.
3. Se escludiamo l'inquietante questione della morte del Papa, in complesso il documento non aggiunge molto a ciò che già sappiamo. Sappiamo infatti dello strapotere di Bertone, sappiamo che Scola è stato nominato Arcivescovo di Milano perché questo era un desiderio del Papa. Sappiamo che Romeo è avverso al rinnovamento liturgico benedettiano. Sappiamo insomma già molte cose.
4. Sulla storia della morte del Papa in 12 mesi è evidente che se il documento fosse vero sarebbe una espressione clamorosa di bieco cinismo. Ma se fosse falso sarebbe solo servita a convogliare altri messaggi. In particolare uno: rimuovere al più presto Bertone dal suo ruolo di Segretario di Stato e bruciare contemporaneamente Scola in vista di un futuro - speriamo il più tardi possibile - conclave. 
5. La dinamica sull'elezione di un nuovo Papa come se fosse un automatismo lascia esterrefatti e fa propendere per un falso. D'altra parte che Bertone voglia un italiano Papa non dev'essere difficile da immaginare. E' infatti questa una fonte di preoccupazione per numerosi ecclesiastici. 
6. Sappiamo d'altra parte che il Papa ha ricevuto in udienza privata il Cardinal Castrillon il 13 gennaio 2012
Si aggiungono tuttavia nuovi dettagli al "complotto". In particolare - cito -: "Il Cardinal Romeo ha aspramente criticato Papa Benedetto XVI, perché si occuperebbe prevalentemente della liturgia, trascurando gli “affari quotidiani”, affidati da Papa Benedetto XVI al Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato della Chiesa Cattolica Romana. Il rapporto fra Papa Benedetto XVI e il suo Segretario di Stato Cardinale Tarcisio Bertone sarebbe molto conflittuale. In un’atmosfera di confidenzialità il Cardinale Romeo ha riferito che Papa Benedetto XVI odierebbe letteralmente Tarcisio Bertone e lo sostituirebbe molto volentieri con un altro Cardinale."


di Francesco Colafemmina

Durante la trasmissione "Servizio Pubblico" di Michele Santoro il direttore de Il Fatto Quotidiano Antonio Padellaro ha anticipato un documento che sarà pubblicato domani sul quotidiano da lui diretto. Si tratta di una rivelazione drammaticamente inquietante. A quanto pare si tratterebbe di un documento in tedesco che parla di un complotto per uccidere (???) nei prossimi 12 mesi Papa Benedetto XVI. Questo documento sarebbe stato consegnato al Papa dal Cardinal Castrillon. Non si sa con precisione il ruolo del Cardinale Castrillon come quello del Cardinal Romeo, arcivescovo di Palermo, nell'avvertire il Pontefice del potenziale rischio cui è sottoposta la sua vita. A quanto pare però il Cardinal Romeo avrebbe detto a qualcuno durante un suo viaggio in Cina (ma siamo certi che Romeo ci sia stato a novembre?) che il Papa morirà nei prossimi 12 mesi e sarà probabilmente sostituito da Angelo Scola. Questa confidenza è stata poi riferita al Cardinal Castrillon che avrebbe preparato un memorandum in tedesco riservato per il Santo Padre, avanzando anche l'ipotesi di un potenziale complotto ai danni del Pontefice.

Romeo, certo non un ratzingeriano, ed è un personaggio ben inserito negli ambienti romani che contano... Ricorderete peraltro che Romeo chiamò la Digos per far togliere gli striscioni di giovani tradizionalisti che volevano ringraziare il Papa durante la sua visita a Palermo per il dono del Motu Proprio... Sappiamo bene d'altra parte che il Cardinal Castrillon è un uomo che stima ed ama il nostro caro Papa.

Pur essendo troppo presto per commentare, voglio tentare tuttavia una ricostruzione azzardata: parlando con qualcuno in Cina (o chissà dove) il Cardinal Romeo si sarà lasciato sfuggire, magari rispondendo a chi gli chiedeva lumi sulla salute del Papa, che a suo parere il Papa non "dura" un anno e che quindi ci sarà presto un conclave. Che poi da questo conclave potrebbe uscire Papa il Cardinal Scola nonostante l'opposizione di Bertone... Qualche anima pia, poco adusa al cinismo clerical-vaticano, avrà riferito in preda allo shock le parole di Romeo al Cardinal Castrillon. Questi essendo un fedele amico del Papa avrà pensato al peggio e tentato di avvertire il Papa. Questa è la mia fantasiosa - ma non tanto - ricostruzione stando ai dati finora in nostro possesso. Spero di dover essere smentito. Intanto padre Lombardi fa sapere che a suo dire si tratterebbe solo di "farneticazioni". C'è da augurarselo.

Ma intanto... oremus pro Pontifice Nostro Benedicto!



P.S. Marco Lillo, il giornalista autore dello scoop dev'essere in qualche modo il beneficiario dell'Assange della Segreteria di Stato o meglio dell'entourage più ristretto del Papa. Nelle ultime settimane ha infatti pubblicato due documenti provenienti dalla terza loggia del Palazzo Apostolico. Non riesce difficile immaginare che la manina che gli ha passato questo terzo documento sia la stessa che gli ha passato i precedenti...